Sulla superstizione..

L’insieme di insoliti comportamenti, che vanno dall’incrociare le dita, al fare le corna, al ritenere che porti bene una data azione, al mangiare le lenticchie a Capodanno, al credere all’astrologia, all’oroscopo, ecc.. Tuttavia se s’indaga più a fondo, sulla natura della superstizione, si scoprono le relazioni che esistono tra essa ed il sistema nervoso, la ricerca di causa-effetto ed il metodo scientifico.

Gli esperimenti di etologia animale, ci fanno capire le radici della superstizione!

  • Superstizione da ESPERIENZA DIRETTA

Allo scopo di studiare il comportamento animale, nel caso specifico  PICCIONI, l’etologo SKINNER realizzò delle gabbie in cui venne erogato un po’ di mangime, ogni volta che il soggetto studiato eseguiva un determinato compito, come quello di beccare su un dischetto di un certo colore (cosa che gli animali imparano a fare rapidamente). SKINNER modificò il meccanismo facendo sì che il dispositivo erogasse il “premio” casualmente e frequentemente. Dopo poco, notò che i piccioni ripeterono movimenti in apparenza strani: chi sbatté senza motivo le ali, chi torse goffamente il collo, chi beccò insistentemente su certi punti della gabbia. NE DEDUSSE CHE, AVENDO CIASCUNO RICEVUTO CASUALMENTE IL PREMIO MENTRE COMPIVA QUELLA DETERMINATA AZIONE, LO AVEVA CONSIDERATO CONSEGUENZA DI QUEST’ULTIMA e siccome ripetendo l’azione a breve, veniva erogato il premio, la convinzione dei piccioni ne fu ulteriormente rafforzata: a tutti gli effetti i piccioni diventarono SUPERSTIZIOSI.

  • Superstizione da TRASMISSIONE CULTURALE, cioè dal “sentito dire”

L’esperimento fu ideato dal tedesco CURIO, che utilizzò i MERLI. Egli pose due Merli in gabbie contigue, in modo tale che si potevano vedere tra loro, ma che ciascuno avesse un’ulteriore gabbia nascosta all’altro. Nella gabbia visibile solo dal MERLO A,  l’etologo collocò un pericoloso rapace; in quella visibile solo al MERLO B, un’innocua bottiglia colorata. IL MERLO A e tutti i successivi merli posti nella gabbia A, giustamente spaventati dalla presenza del rapace, manifestarono tutti i comportamenti tipici della segnalazione di pericolo. Il MERLO B, e i suoi successori, vedendo invece la bottiglia  e credendo che il terrore di A fosse causato da questa, si spaventarono tutte le volte che la videro. Alla fine si creò un’intera popolazione di merli che si spaventò all’apparizione della bottiglia colorata: erano diventati superstiziosi, per “errata trasmissione culturale”.

I comportamenti che furono messi in evidenza ( L’APPRENDIMENTO e la SUPERSTIZIONE) derivano da un identico meccanismo: LA TENDENZA AD INDIVIDUARE DEI RAPPORTI DI CAUSA-EFFETTO TRA EVENTI DIVERSI. QUESTA CARATTERISTICA, CHE TALVOLTA PORTA A SBAGLIARE PER ECCESSO, DISCENDE DALLA NATURA DEL SISTEMA NERVOSO E DALLA SUA EVOLUZIONE NEL TEMPO. Tuttavia l’uomo possiede anche potenti strumenti critici, grazie ai quali ha saputo nel tempo costruire il mirabile edificio della conoscenza scientifica.  Ed ha sviluppato quello che chiamiamo METODO SCIENTIFICO. Si tratta di un ingente insieme di osservazioni, esperienze e metodi che lo aiutano a distinguere le associazioni causa-effetto reali da quelle illusorie ed a prendere correttamente le giuste  decisioni.

Negli animali dotati di sistema nervoso è forte la spinta a “ricercare” rapporti causa-effetto tra eventi diversi, fino a coglierli anche dove non vi sono. Infatti è stato filogeneticamente più utile “abbondare” nelle associazioni, piuttosto che “lesinare”.

A titolo di esempio pensiamo ad un bambino o ad un animale domestico che tocca una stufa accesa e si scotta; il suo cervello registrerà fortemente la associazione causa effetto “stufa-scottatura”, che  da quel momento condizionerà ogni rapporto con le stufe; anche se, di seguito, in numerose occasioni la stufa sarà spenta (quindi falsificata la precedente associazione), il bambino ricorderà sempre (e farà bene) quell’unico caso “positivo”. QUESTE SONO LE BASI FISIOLOGICHE ED EVOLUZIONISTICHE DELLA SUPERSTIZIONE e la spiegazione del perché sia cosi diffusa persino tra piccioni e merli.

 Rielaborazione tratta dal testo del prof. Danilo MAINARDIl’animale irrazionale

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