economia e ricerca scientifica
La crescita economica italiana sta rallentando da circa un decennio, ciò avviene anche per altre società industriali europee, ma con ritmi più blandi. Una delle cause più importanti di questo rallentamento è (come dicono gli economisti) l’incapacità del nostro sistema economico di innovarsi, ovvero di essere presenti in quei settori tecnologicamente più avanzati. Orbene, le innovazioni non si possono improvvisare, ma sono frutto di anni di investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica. Questo è purtroppo uno dei nostri punti deboli, in quanto siamo poco presenti in quei settori di punta che sono il volano per lo sviluppo e rappresentano vere e proprie autostrade per il futuro: microelettronica, chimica, aerospaziale, nucleare, telecomunicazioni, biotecnologie ecc.
Per certi versi, abbiamo ancora un’industria artigianale che ha i suoi punti di forza non nell’innovazione tecnologica, ma nei marchi, nelle denominazioni di origine controllata, nelle reti di vendita, nell’immagine. Per essere competitivi bisogna essere un passo avanti e questo passo lo permettono l’innovazione, lo sviluppo tecnologico, i nuovi saperi, la cultura diffusa; in altre parole la capacità di un paese di produrre ricchezze dipende dalla sua propensione ad investire nell’istruzione, nell’università, nella ricerca e purtroppo l’Italia non brilla in tutto ciò, con la conseguenza paradossale che in un mondo che richiede sempre più intelligenze e conoscenze, noi importiamo manodopera poco qualificata e ci facciamo sfuggire i migliori cervelli.